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Palazzo Porta

Palazzo Porta L'unico importante elemento storico "civile" di Landiona è il palazzo Porta il cui nucleo originario - in attesa di apposite analisi archivistiche - non è per ora sicuramente databile.
Attualmente il fabbricato attende un congruo recupero che rivalorizzi il suo impianto "a corte" tuttora visibilissimo. La parte nobile, verso nord, è alta tre piani e presenta a terreno alcuni soffitti a volta con pareti che, almeno per un paio di sale, lasciano intravedere decorazioni lineari a fresco. Ai piani superiori i plafoni sono in legno, con qualche struttura "a cassettoni" e con un'interessante soluzione ad alcova di gusto già rococò. Abbastanza ben conservata è la facciata interna verso il cortile che reca evidenti gli stilemi settecenteschi attraverso le ringhiere dei balconcini, gli stipiti delle finestre ed il dialogo fra le aperture. Un tempo tutto ciò era completato da una ricca decorazione policroma a frontoni e cornici dipinte, delle quali oggi rimangono solo una meridiana e frequenti accenni dei tracciamenti originari, fatti con linee incise sull'intonaco. Alcuni interessanti particolari decorativi e qualche rara permanenza di policromia (specie sui cantonali est, oggi ridotti ad un leggero colore verde) completano questo settore lasciando presagire la buona architettura complessiva.
Palazzo Porta Sull'ala prospettante la via Mons. Gracchi esistono poi due lunghi locali perfettamente recuperabili, fra i quali quello superiore - per proporzioni e per l'interessante sequenza di capriate - potrà certamente assolvere a parecchie funzioni di uso pubblico, collegandosi anche ad un altro locale prospettante la piazza.
L'intero fabbricato era destinato in origine ad ospitare soltanto una doviziosa azienda agricola, con parti riservate ai proprietari che venivano a volte "in campagna". Infatti le altre strutture sono costruttivamente povere e le loro facciate molto spartane, tanto da adottare i consueti muri a ciottoli e mattoni delle più modeste case di Landiona. Per parte sua il lato occidentale, visibilmente ottocentesco, ha giù strutture edilizie ben caratterizzate e più tecniche, un tempo destinate a fienile o a ricovero di attrezzi.
Le notizie che testimoniano alcuni interessi "landionesi" della famiglia Porta (o della Porta) iniziano intorno al 1635. Ma questa famiglia novarese assume un preciso ruolo locale soprattutto attraverso la spigolosa figura di quel Costanzo Porta che fu parte attiva in una lunga diatriba con il Comune di Landiona, conclusasi nel 1814 con la cessione al Porta del mulino comunale.
Morto nel 1821, egli lasciò un fondo all'Ospedale Maggiore della Carità di Novara per i "cronici indigenti" di Landiona, anche se in sostanza questa elargizione - gestita dai novaresi - non ha poi dato alcun vero risultato economico alla comunità. E' fors'anche per questo che del Porta a Landiona non esiste un gran ricordo - che pure meriterebbe - e neppure una via a lui dedicata. Cosa che invece ha fatto a suo tempo il Comune di Novara, considerandolo "benefattore" ed intestandogli proprio una via cittadina, anche se sulla targa stradale il nome risulta stranamente cambiato in "Costantino" perché così chiamato dagli amici che aveva in città. Egli è però correttamente chiamato Costanzo nell'iscrizione che correda il busto marmoreo del porticato centrale dell'Ospedale, per ricordare il "podere di Landiona" ricevuto in legato.


Tratto da:
"Landiona nel tempo" (Cenni storico-ambientali)
Amministrazione Comunale di Landiona 2002
Testi di Anna Maria Boca





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